di Valentina Conte

L´Italia è in recessione. Ora anche tecnicamente, visto che quest´oggi l´Istat dovrebbe certificare, secondo quanto anticipato da alcuni analisti, il secondo trimestre consecutivo con un Pil negativo: -0,2% tra luglio e settembre del 2011, -0,5% (o -0,6%) tra ottobre e dicembre. Cifre fosche che tuttavia non sorprendono, semmai rendono lo scenario per il 2012 ancora più allarmante. «Siamo preoccupati del basso potenziale di crescita dell´Italia», ha ammesso ieri Olli Rehn, Commissario europeo per gli Affari economici, commentando i dati del nuovo rapporto sugli squilibri macroeconomici nell´Unione europea.

Un rapporto - il primo da quando il meccanismo di "alert", previsto dall´accordo "Six pack" di dicembre, è entrato in vigore - da cui emerge un Paese che cresce poco, con troppe debolezze strutturali, un debito pubblico molto alto, quote di export «ridotte del 20% da metà degli anni ‘90» e una bilancia dei pagamenti «passata da un avanzo del 2% ad un disavanzo di 3,5% nel 2010». «Preoccupa il deterioramento costante della competitività», ha rimarcato Rehn, segnalando l´inserimento dell´Italia (che però, con la Spagna, «sta conducendo con grande determinazione le riforme strutturali») nel gruppo di 12 paesi europei a "rischio" e dunque "da rivedere".

Il campanello d´allarme sensibile a nuove instabilità finanziarie - nelle intenzioni, uno strumento di prevenzione delle crisi "alla greca" - è suonato anche per Francia, Regno Unito, Svezia, Finlandia e Danimarca, oltre che per i più "scontati" Spagna, Belgio, Bulgaria, Cipro, Ungheria, Slovenia. In alcuni di questi, ha avvertito Rehn, sarebbe in atto una nuova bolla immobiliare (Svezia e Danimarca). Così, in attesa di passare l´esame europeo (per ora nessuna raccomandazione ufficiale dalla Commissione), da oggi i conti dell´Italia registrano l´ingresso nella recessione.

Fonte: Repubblica

Da controlacrisi.org

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