“La riorganizzazione policentrica dell'assetto amministrativo dell'Umbria è una necessità che va di pari passo con l'esigenza di ridurre apparati e sovrapposizioni istituzionali. Anziché attardarsi su battaglie di retroguardia, in una fase delicata come quella attuale, le istituzioni e la politica farebbero bene a discutere seriamente sull'assetto istituzionale che l'Umbria avrà dopo gli interventi maldestri del governo Monti". Con queste parole Oliviero Dottorini, capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, torna sulla questione del riordino delle Province e degli assetti istituzionali regionali.

 

“L'Umbria – aggiunge Dottorini - vive una situazione particolare in cui, a meno di marce indietro del Governo, il territorio provinciale coinciderà con quello regionale. Alla luce di questo fatto è improponibile l'idea di accentrare tutto l'assetto amministrativo sulla città di Perugia, perché il risultato sarebbe unicamente quello di dare impulso a spinte centrifughe o rivendicazioni campanilistiche. Un assetto che veda la Regione mantenere la propria sede a Perugia e il trasferimento della sede legale ed operativa della nuova provincia umbra a Terni è da prendere in seria considerazione. In questo quadro sarebbe opportuno prevedere la collocazione delle sedi Asl a Città di Castello e Foligno. Sarebbe inaccettabile che l'unico risultato delle varie riforme istituzionali ed endoregionali fosse quello di un accentramento su Perugia e di un'ulteriore penalizzazione di territori già duramente provati nella propria identità e nelle proprie potenzialità”.

 

“E' necessario – spiega Dottorini - lavorare su un assetto dell'Umbria che, salvaguardando il ruolo di programmazione ed indirizzo dell'ente regionale, sia in grado di garantire da un lato il carattere policentrico della regione (evitando di concentrare tutto in un'unica città, ma invece decentrando ed avvicinando i luoghi decisionali, le amministrazioni e servizi quanto più possibile vicino ai cittadini) e dall'altro organizzando il sistema in modo razionale, semplificando, eliminando inutili duplicazioni di funzioni e riducendo la pletora di società, agenzie ed enti di secondo livello. Occorre fin da subito iniziare a ragionare sulle funzioni che verranno attribuite alla 'nuova' Provincia umbra, affinché non diventi un contenitore vuoto, magari sovrapponibile alla Regione. Per governare le spinte centrifughe che stanno emergendo – conclude - occorre una visione articolata e policentrica dell'assetto generale dell'Umbria, altrimenti il rischio è quello della compromissione di un'identità unitaria ad oggi non scontata”.

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