Mattone benedetto o benedetto il mattone? E' il quesito che verrà chiamato a sciogliere il Consiglio regionale del Lazio, nella discussione del nuovo Piano casa, dopo aver visto decadere quello precedente, forzosamente accantonato per incongruità varie. Un subdolo sub-emendamento presentato dall'assessore all'urbanistica Luciano Ciocchetti, che di mestiere fa il capo della locale Udc (in tempo di elezioni i cittadini romani sono alluvionati dal suo faccione), prevede che laddove si dovesse edificare una chiesa con annessa sacrestia, parrocchia e corredi religiosi vari, si potrà avere in premio un'equivalente volumetria destinata a residenza, accoglienza, commerciale, direzionale, ecc. Ovviamente in deroga alle norme urbanistiche.
E' il caso di dire una trovata miracolosa. Si potranno moltiplicare all'infinito non pani e pesci ma chiese e case, in egual misura e non necessariamente più case e meno chiese. Anzi, più chiese sorgeranno, più case verranno offerte.
Ci sarà la corsa a offrire aree agricole improvvisamente convertite a sagrati. Una folla di devoti costruttori, betoniere e progettisti al seguito, realizzerà navate e transetti, così come appartamenti e supermercati. E tutti quei sacerdoti che non potevano far carriera per mancanza di destinazioni pastorali finalmente potranno sistemarsi in moderne e funzionali canoniche.
L'unico problema sarà quello dei santi. Forse a noi sfuggono le ritmiche di beatificazione, ma come verranno chiamate tutte queste nuove chiese con la penuria di santificazioni che sta diventando cronica? Le nostre signore sono esaurite, santi e beati stentano ad affiorare, gli eventi miracolosi sono ormai sempre più rari: a chi dedicheremo tutti questi nuovi insediamenti religiosi?
Si potrebbe chiedere all'assessore Ciocchetti se avesse per caso voglia di presentare un sub-sub-emendamento per estendere la qualifica di santo anche a sacrestani e chierichetti.

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