PERUGIA - All’assessore allo sport della Regione Umbria Fabrizio Bracco, l’impresa di Luca Panichi che (dopo gli exploits del 2010 al Passo del Tonale e del 2011 al ghiacciaio del Grossglockner) ha scalato quest’anno gli ardui tornanti del Passo dello Stelvio, arrivando acclamato in vetta sulla sua bicicletta speciale, una sedia a rotelle spinta a forza di braccia, ha ricordato Fausto Coppi e i valori del ciclismo di un tempo. “L’impresa di Luca – ha detto ieri sera Bracco, ricevendo l’atleta a Palazzo Donini, per consegnargli un riconoscimento della Regione in una cerimonia cui hanno preso parte i rappresentanti del Coni e della Federazione Ciclistica dell’Umbria – mi fa pensare all’epos del ciclismo delle origini, legato ai valori del sacrificio, dell’etica e dello sport inteso come esempio e strumento di emancipazione. L’attività di Luca – ha aggiunto – riveste grandi significati umani, etici e sportivi”.

Corridore fino al 1994, quando, durante il cronoprologo del Giro dell’Umbria, corsa a tappe internazionale per dilettanti, Luca Panichi fu travolto lungo il percorso da un’auto che non avrebbe dovuto trovarsi lì, riportando lesioni alla colonna vertebrale che, da allora, lo costringono su una sedia a rotelle. Una sedia a rotelle che, ora, spinta a forza di braccia su percorsi ciclistici “veri”, come quelli del Giro d’Italia, è diventata la sua bicicletta e il mezzo per esprimere un chiaro messaggio: quello – ha ripetuto Luca ieri sera, che “il ciclista va sempre avanti, al di là di tutto, con l’entusiasmo di proseguire”. Luca, che nel frattempo si è laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un “master” sulla Comunicazione e Consulenza Politica all’Università “Luiss” di Roma e collabora a vari progetti di ricerca in ambito socio-politico, ha una chiara visione del suo impegno. “Non è un impegno agonistico – dice della sua attività -, non si tratta di prevalere o di ‘vincere’ su qualcuno. Essere una persona vincente, in questo contesto, è un concetto sbagliato. Lo scopo è quello dare il massimo, superando le difficoltà, ascoltare se stessi e i propri limiti. Conta la disposizione, l’atteggiamento, non il risultato. E proprio questo – conclude Luca Panichi - può rivestire un profondo significato d’inclusione sociale, un messaggio positivo per i disabili”.
 

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