A un mese scarso da un voto fondamentale per il futuro del Paese, la campagna elettorale, grazie ai suoi protagonisti più consunti, si è avvitata nel solito panegirico di nullità allo stato puro, banalità a buon mercato, contumelie contro i competitori più scomodi e fastidiosi e promesse ridicole, nel mentre c’è il tentativo, portato avanti in combutta con i principali organi di informazione, di omettere le cose serie e di evitare accuratamente che i cittadini possano decidere in base a programmi e progetti chiari e trasparenti ed in virtù di discrimini precisi.

 

In tale contesto si iscrive il silenzio che accompagna l’ultima e più recente sentenza del Consiglio di Stato sulla fissazione delle tariffe del servizio idrico. Eppure si tratta dell’ennesimo richiamo alla legalità contro i tentativi di cancellare i risultati dei referendum del 12 e 13 giugno del 2011, quando ventisette milioni di cittadini dissero no alla privatizzazione forzata dell’acqua e al criterio della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. La questione è perciò di grande rilievo perché si conferma il principio dell’acqua come bene comune, si investe concretamente il tema della gestione dei servizi pubblici locali e si dichiara definitivamente illegittima la fissazione delle tariffe del servizio idrico comprensive del 7% a remunerazione dei profitti dei soci privati, una voce, un balzello che annualmente arriva ad incidere sulle bollette tra il 25 e il 40% del totale, a seconda dei gestori.
L’obbligo dell’integrale rispetto del referendum che conferma anche una precedente pronuncia della Corte Costituzionale rende finalmente ragione alla lunga battaglia portata avanti nella nostra Città da Sinistra per Gualdo, in consiglio comunale e sulla strada, politicamente in esclusiva, con una Giunta Morroni pervicacemente ostile nonostante l’assessore incondizionatamente fedele Vitali, nota pasionaria dell’acqua a fasi alterne, ma insieme a comitati ed associazioni dei consumatori ed anche attraverso il richiamo alla campagna di obbedienza civile lanciata dal Forum nazionale dei movimenti per l’acqua, al quale hanno aderito tanti concittadini.

 

E’ un’altra battaglia vinta, dunque, ma sappiamo che la guerra non è ancora finita perché anche recentemente, a camere sciolte e col governo Monti che si è ben guardato dall’eccepire alcunché, l’Autorità dell’energia elettrica e del gas ha fissato un nuovo sistema tariffario, reintroducendo grazie a forzature normative artificiali proprio quella remunerazione del capitale del 7% cancellata dal referendum, battezzandola come “costo della risorsa finanziaria”.
La delibera verrà ovviamente impugnata dal movimento per l’acqua pubblica e, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, non abbiamo dubbi che anch’essa verrà dichiarata illegittima.  Ma ciò non basterà perché i tentativi dei ladri d’acqua e di democrazia si ripeteranno anche in futuro e, soprattutto, non basterà fintanto che non ci sarà in parlamento una forza che possa finalmente rappresentare le ragioni dell’acqua bene comune e della legalità referendaria. Non solo: è necessario una volta per tutte immettere nell’agenda politica, parlamentare e di governo, il tema della revisione generale della disciplina della proprietà pubblica, dando spazio adeguato alla nuova categoria giuridica e sociale dei beni comuni, e la grande questione dei servizi pubblici locali, dando seguito al dettato dell’articolo 46 della Costituzione che consente anche a comunità di lavoratori ed utenti la gestione dei servizi pubblici essenziali.

 

La difesa dei beni comuni, infatti, non è solo una generica difesa dell’ambiente e la preservazione delle risorse da un consumo scriteriato, ma è anche il dovere di sottrarre i beni naturali alla logica esclusiva del mercato e di mettere a disposizione quel che è necessario alla vita per rendere effettivi i diritti fondamentali delle persone.
La sinistra per Gualdo riporterà ancora una volta la questione del pieno rispetto del referendum in consiglio comunale ora che si è nuovamente confermato che il suo esito non è stato una semplice “indicazione”, come vorrebbero far credere PDL, PD e tutti gli altri, ma una vera e propria legge scritta dal popolo italiano dagli effetti concretamente tangibili anche sulle tariffe delle loro bollette. Ce lo riporteremo affinché il Sindaco e la Giunta si mettano una volta tanto dalla parte dei cittadini e chiedano conto ad Umbra Acque dell’illegittima fissazione delle tariffe, dell’immediata cancellazione del surplus e dei doverosi rimborsi degli utenti.

 

Infine, vogliamo invitare i gualdesi a dare l’unico voto utile per l’acqua pubblica e per i beni comuni, proprio per consentire che le loro ragioni possano essere inoppugnabilmente rappresentate nel prossimo parlamento. L’unico voto utile è a Rivoluzione Civile, ovvero al progetto che unisce gran parte delle forze della buona politica e della società civile del nostro Paese, grazie alle quali, senza alcun timore di smentita, proprio il referendum sull’acqua si rese possibile. L’unica forza che nella sua agenda ha la ripubblicizzazione dell’acqua, la difesa dei servizi pubblici locali dall’assalto delle privatizzazioni selvagge e la tutela dei beni comuni quale fondamento e base del rilancio economico e sociale del Paese.

Per la sinistra per Gualdo
Gianluca Graciolini

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