di Nicola Bossi

PERUGIA - In Toscana, per la precisione a Grosseto a Massa Marittima, la guardia forestale ha avvistato un giovane esemplare di Pantera nera che non si riesca a capire da dove si è fuggita non essendoci denunce di smarrimento o altro. Fotografata da due agenti, la pantera è dunque tornata realmente. 

Un giovane esemplare e nessuna denuncia lascia pensare anche ad un' ipotesi di quelle suggestive: dal 1995 gli avvistamenti in Toscana e Umbria di pantere sono stati ben 5. Mai catturate, ma tante tracce sul terreno e animali sgozzati. Non si può escludere al momento che quella giovane pantera - si parla di un anno di età lunga oltre un metro per 35 chili - potrebbe essere il frutto di un piccola comunità di pantere ambientate nel centro italia. Suggestivo. Forse poco realistico. Ma teoria al vaglio degli inquirenti. 

In Umbria nel 1997 ci fu un vero mistero legato ad una pantera: un capitolo dei nostri misteri che venne chiamato la Bestia di Scheggia, località immersa nelle montagne dell'Alta Umbria a poche decine di chilometri da Gubbio e Gualdo. La storia è questa buona lettura 

La Bestia di Scheggia

E' una serena domenica di maggio del 1997. Oddo Brunamonti, 60 anni, si reca nei boschi vicino Scheggia (Gubbio) per raccogliere della legna che un suo amico gli aveva preparato sulla strada. L'uomo parcheggia l'auto in retromarcia, così da poter partire subito dopo aver finito il lavoro, e scende. Si guarda intorno: davanti a lui, la strada compie un breve tratto in salita prima di inoltrarsi nel bosco.

In cima al declivio, Oddo nota una sagoma scura tra gli alberi. Pensando si dovesse trattare di un puledro scappato all'azienda vicina, non gli da' eccessiva importanza, ripromettendosi di avvisare i proprietari non appena tornato a casa. Dalle 10:00 a circa mezzogiorno Oddo è impegnato a raccogliere la legna e liberare la strada per consentire il transito dei veicoli. A questo punto l'uomo si guarda ancora intorno, per assicurarsi soprattutto di aver liberato la strada. E' in quegli istanti che, guardando lo stesso punto in alto, nel declivio al limitare del bosco, si accorge che l'animale che aveva visto due ore prima era sempre lì. Anzi questa volta, quando si accorge di essere osservato, si nasconde velocemente dietro un cespuglio; un gesto che appare quantomeno anomalo a Oddo, che in quei boschi ci è neato e cresciuto, e conosce molto bene il comportamento degli animali selvatici. Così, spinto dalla curiosità, l'uomo sale in auto e, a retromarcia, si avvicina al bosco nel tentativo di scoprire dove sia finito quell'animale. Poco prima di imboccare il sentiero in salita, qualcosa balza fuori dalle piante e si frappone tra l'auto di Oddo e il bosco, sulla strada. La visione è incredibile: l'animale è una creatura bipede, alta circa 1.70, il cui corpo è ricoperto di un pelo lungo color mogano. La braccia, robuste e muscolose, sono sollevate in aria e la bocca è spalancata. E' quest'ultima ad atterrire maggiormente Oddo, in quanto larga e provvista di due fila di denti simili a quelli di un uomo, rossa al suo interno.

L'essere sembra infastidito dalla presenza di Oddo, e l'uomo si sente in grave pericolo. Inserisce la marcia e spinge l'acceleratore, ma dimentica di abbassare la frizione. L'auto si spegne e la creatura avrebbe certamente assalito la macchina se non fosse intervenuto un piccolo diversivo: Oddo tenta freneticamente di riaccendere il motore, e il rumore della chiave e del motorino d'avviamento disorientano la bestia, che resta immobile per un istante, prima di spiccare un nuovo balzo all'interno del bosco. Il testimone ricorda di come gli alberi, al passaggio di quella creatura sconosciuta, ondeggiassero in maniera vistosa.
Tornato a casa, la figlia nota subito qualcosa che non va: suo padre è pallido e agitatissimo, le chiede di mostrargli alcuni libri di animali, e si mette a sfogliarli ad uno ad uno nel tentativo di individuare una somiglianza, un confronto, ma niente. Come dirà più volte, i suoi occhi si fermavano sul Gorilla, ma la bestia che lui aveva visto era completamente diversa. Dopo il racconto, la famiglia di Oddo spinge l'uomo ad avvertire le autorità.

Carabinieri e Guardia Forestale sembrano prendere molto sul serio il racconto del testimone, tanto che organizzano immediatamente una battuta nei boschi. E' Oddo a guidarli, e sebbene non vedranno niente di anomalo, sentiranno fruscii e rumori di un grosso animale che sembra spiarli a distanza.
Il giorno dopo arrivano a Scheggia degli esperti da Perugia e Firenze, intenzionati ad effettuare analisi e rilevamenti sul posto. E' ancora una volta Oddo a guidarli. Vengono montate telecamere, scattate fotografie e viene prelevato un calco dell'impronta lasciata dal "mostro" sul terreno bagnato: l'orma è provvista di tre dita anteriori e uno "sperone" posteriore, all'altezza del tallone. Dalla pronfondità della stessa, in seguito si calcolerà un peso dell'animale di circa 170-180 Kg. L'altezza stimata, anche secondo le impressioni del testimone, si aggirerebbe intorno ai 170 cm.
Proprio durante i rilevamenti, uno del team presente, di guardia alle Jeep, si accorge della presenza di qualcosa intorno a loro. Spaventato, da' l'allarme. Tutti salgono nelle auto e fanno ritorno in paese, lasciando le attrezzature sul posto. Torneranno a recuperarle tempo dopo, facendo esplodere dei petardi nel bosco circostante, nella speranza di scongiurare un attacco. All'altezza di circa 130 cm da terra, sulla corteccia degli alberi, vengono rinvenuti (e prelevati) ciuffi di pelo color mogano. Il tutto verrà spedito al laboratorio di Firenze per le analisi, dei cui risultati tuttavia non si saprà mai niente.
Due giorni dopo l'incontro "ravvicinato" con la creatura, Oddo riceve una visita inaspettata: un uomo, che si identifica come un'autorità militare del capoluogo umbro, chiede a Oddo di raccontare alla stampa e alla gente, di avere visto, quel giorno, un orso. Oddo, un uomo integro e assolutamente schietto, risponde che non dirà mai di avere visto un animale che non ha visto. Il suo interlocutore insiste, arrivando a dire che si tratta di un argomento delicato e segreto.

Oddo, ancora una volta, risponde che piuttosto che mentire, non dirà più niente, visto che il caso che si sta creando intorno alla vicenda lo infastidisce non poco.
In quello stesso periodo un elicottero della polizia sorvola quotidianamente la zona compresa tra Gubbio e Scheggia. Resterà in perlustrazione per un mese circa.
E' sempre dello stesso periodo un fatto curioso, che colpisce molto Oddo: l'uomo che gli si era presentato come un'autorità, una sera, si trova al bar del paese. Sembra particolarmente cordiale, stringe amicizia con i ragazzi del posto e paga da bere a tutti. Fino a tarda notte [fino all' una circa n.d.r.] continua a pagare, spendendo circa un milione di lire in bevande. Molti sentono i suoi inviti a brindare, e le parole "i soldi non sono i miei" vengono notate da Oddo, andando a infittire il mistero di quello strano personaggio.
Non è passata nemmeno una settimana, gli abitanti del piccolo paese umbro si dividono tra l'agitazione e il dubbio (molti di loro, di notte, avevano sentito delle urla acuta provenienti dai boschi vicini): ecco che, allora, cominciano a comparire degli orsetti. Almeno sei, dislocati nei boschi della zona, in un raggio di 30 chilometri circa. Vengono avvistati da cacciatori, passanti, automobilisti. Sono degli orsi da parco, con tanto di collare. Questo non impedisce tuttavia il panico tra la gente, come dimostra il caso di un uomo che, di ritorno a casa con una busta di cibo, si vede inseguire per diversi metri dall'orso, fino a quando lo spaventatissimo signore getta via la busta per poter correre più liberamente.

L'orso, che era solo interessato al contenuto della busta, si ferma ad annusarla, e l'uomo capisce che quella "belva" non voleva di certo sbranarlo. La presenza degli orsetti provoca però un ben diverso (e forse voluto) effetto: gli abitanti di Scheggia cominciano a deridere Oddo, convinti che la "creatura pericolosa e sconosciuta" era solo un orso. Ecco che l'uomo diviene oggetto di derisione e scherno, facendo crescere in lui un senso di delusione e rabbia.
Ma che non si fosse trattato di un orsetto appare chiaro dalla presenza, oltre che dell'elicottero, di numerose persone sparse per la zona, che si fermano per lungo tempo a parlare con i pastori della zona, facendogli domande su domande. Le bocche rimangono chiuse anche per il senso di diffidenza e ambiguità che gli interrogatori suscitano.

Uno dei pastori, dopo l'ennesimo colloquio con uno di questi uomini - che gli chiedeva a che ora avrebbe portato via le sue pecore - si insospettisce e, fingendo di andarsene, si nasconde su una collina coperta di alberi, mettendosi in attesa. E' allora che è testimone di un episodio strano: in una casa abbandonata nel bosco vi sono dei militari e un paio di dottori. Ad un certo punto giunge un elicottero, che rimane sospeso sopra l'abitazione il tempo necessario per calare una sorta di gabbia, tirarla su e andarsene. Da quel momento non succederà più niente nella zona, e anche quattro orsetti su sei verrano prelevati e portati via. La notizia della loro presenza viene smentita e tutto sembra tornare normale. Con molti dubbi che rimangono nella mente degli abitanti di Scheggia. E, forse, qualcuno comincia a ricredersi sulla veridicità del racconto di Oddo Brunamonti.

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