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di Alessandro Cardulli MIRABELLO – Il Pdl non c’è più. Lo ha definitivamente distrutto Berlusconi quando ha deciso con i suoi, in due ore di cacciarmi votando un documento in cui si dichiarava che ero incompatibile con il Pdl nel segno del peggior stalinismo. Paragona, di fatto, la decisione del Cavaliere a quanto scritto nel libro nero del comunismo che venne distribuito proprio dal Pdl. Berlusconi stalinista non se lo era ancora sentito dire. Le accuse, senza possibilità di difesa: stillicidio di dissenso, critiche demolitorie, opposizione permanente, massacratore del partito, collusione con la sinistra. Non si può rientrare in un partito che non c’è più, che ha disperso i valori iniziali di un grande partito liberale di massa dove la critica, la proposta, il dissenso non sono consentiti. Noi, noi di Futuro e Libertà, quel partito lo vogliamo ricostruire, siamo gli interpreti dello spirito e dei valori che ispirano la sua nascita. Ora è solo il partito del predellino. Gli applausi della piazza gremita, otto, diecimila persone, non si contano. “Sono stato cacciato nel segno del peggior stalinismo” Il 29 luglio segna una tappa vergognosa del Pdl, con la mia estromissione, un atto autoritario, la negazione dell’essenza di un partito liberale di massa. Diteci – chiede rivolto a Berlusconi – se quel documento che avete votato è ancora valido. Se non lo è più il partito si può ricostruire. Certo non con Berlusconi. Il presidente della Camera risponde così all’interrogativo che circola ormai da quando nasce Futuro e libertà: nascerà il nuovo partito? In effetti il nuovo partito significa ricostruire il Pdl, di cui lui si candida a alla guida. Questo il percorso, per questo Fini, ripete per decine di volte, che Fli andrà avanti. Non ci fermeremo, guardiamo avanti. Perciò il numero uno di Montecitorio tiene distante le due questioni: quella politica, partitica e quella di governo. Quella politica riguarda il suo ruolo attuale, il progetto di Futuro e libertà che si considera già forza politica con una propria identità e rivendica il ruolo di terza gamba della maggioranza. Proposto un patto di legislatura tra Pdl, Lega e Fli Forza politica che propone un patto di legislatura all’attuale Pdl e alla Lega, cosa, questa, che Fini sa bene essere insopportabile per Berlusconi. Non esce dal campo del centro destra, no ai ribaltoni, no alle improvvisazioni. Non solo: loda l’operato del governo per come ha affrontato la crisi economica. Poi parte un attacco a tutto campo a Berlusconi e al suo governo. Con toni durissimi, forse inaspettati per chi pensava ad un intervento moderato, anche conciliatorio. Ha messo, di fatto, sotto accusa la politica berlusconiana, fatta di “tagli lineari”, cioè senza guardare a cosa è essenziale ed a cosa è superfluo. Ha ricordato che i poliziotti hanno manifestato alla Mostra del Cinema, che i precari, decine, centinaia di migliaia protestano giustamente. Alla Gelmini avranno fischiato le orecchie. Per non parlare della politica estera di Frattini, un inginocchiarsi di fronte a uno come Gheddafi, dal quale “non ci possono venire lezioni”. ‘Ghedini Stranamore’, non ne indovina una Ha attaccato Ghedini, definito il dottor Stranamore, con i suoi provvedimenti che non portano da nessuna parte; ha difeso la magistratura anche se ci sono mele marce; ha attaccato l’attuale legge elettorale che non consente agli elettori di scegliere i parlamentari. Per quanto riguarda la giustizia ha ribadito che il presidente del Consiglio ha diritto di governare, ma non si può tutelarlo eliminando centinaia di miglia di processi. Ha parlato di una “impunità che non può essere infinita”. Di fatto ha posto il problema di tornare alla discussione in Parlamento, eliminando tutti quei provvedimenti in corso di discussione che non sono certo riforma della giustizia. Fini si contraddice quando si pronuncia per il Lodo Alfano, il legittimo impedimento. Poi se ne accorge e torna a rivendicare il ruolo del Parlamento. Poi un continuo di punture di spillo, o meglio colpi di forcone, con evidente ironia, rivolti a Berlusconi: parla del “governare” che non significa “comandare”. Ricorda al Cavaliere che l’Italia non è un impresa dove c’è chi comanda e chi obbedisce. I cittadini non sono sudditi come crede il Cavaliere I cittadini non sono sudditi. Da quattro mesi manca il ministro dello sviluppo economico. Che aspetta il capo del governo? Si crede forse l’oracolo di Delfi. Di più. Berlusconi non ha ben capito che in un partito liberale di massa “non si può combattere l’eresia perché non c’è l’ortodossia”. Ci deve essere, al contrario, la libertà di fare critiche, avanzare proposte, prendere iniziative. Poi il colpo più duro: votiamo i cinque punti del programma sui quali il capo del governo porrà la fiducia. Ma è chiaro che su ognuno di questi, giustizia, Mezzogiorno, fisco, federalismo, sicurezza - dice Fini - vogliamo dire la nostra. Non possono solo essere dei titoli. A Bossi ricorda che la Padania non esiste Non risparmia Bossi sottolineando che la “Padania non esiste, esiste solo per chi non conosce la storia e la geografia” e pone paletti molto chiari sui costi, i tempi di attuazione, i decreti devono essere verificati dal Parlamento. E’ un torrente in piena il presidente della Camera che esprime grande apprezzamento per il ruolo che sta svolgendo Napolitano. Parla a braccio, controllando qualche appunto ogni tanto. Appunti che aveva rivisto con i suoi collaboratori poco prima di entrare nella piazza quando aveva sostato per circa un’ora nella cascina di Vittorio Todi, l’organizzatore storico delle feste Tricolori. Proprio a Mirabello, luogo dove hanno vissuto anche i suoi genitori, Fini fu indicato da Alimirante come sue successore. Lo ha detto aprendo il proprio discorso. Non ha nascosto le origini. Si è limitato a sottolineare che quando Almirante lo indicò come successore guardava al futuro, aveva capito che ci voleva una svolta. Ora con il suo intervento ne compie un’altra. Il Pdl, che non c’è più, come tiene a sottolineare più volte, in effetti si è subito trasformato in Forza Italia allargato anche con quei “colonnelli ( il riferimento era a suoi ex colonnelli ndr) che hanno cambiato generale e, forse sono pronti a cambiarlo”. Infami i giornali berlusconiani In relazione alla dichiarazione di Berlusconi di ricandidare i finiani che si pentono, forse la risposta più dura. “Non siamo clienti della Standa - dice - che se cambiano supermercato non hanno il premio loro promesso”. Ancora: si va avanti senza farci intimidire e ricorda al cavaliere che “non eravamo il partito dell’amore? ”. Già che c’è parla anche dei giornali che sono la voce del padrone. Non usa mezzi termini per la campagna condotta contro di lui, la sua famiglia. Sono degli “infami”. Arriva così alla legalità, parla dei furbetti impuniti, della moralità, dell’etica della politica, un linguaggio estraneo alle cricca berlusconiana. Chiude con l’economia: propone una ricetta liberista classica con riforme che mettano in discussione “lotta di classe e mercatismo”, parla di un patto fra capitale e lavoro, chiede ancora una volta la convocazione di “un’assise del mondo del lavoro”. Finisce con l’esigenza che finiscano le risse, gli anatemi, per passare ad un corretto rapporto fra maggioranza e opposizione. Si rivolge ai giovani, a quelli che gli stanno dando una mano, richiama l’etica del dovere, indica al centrodestra l’esigenza che riprenda a fare politica, con la “P maiuscola”, perché “lo Stato deve servire il nostro popolo, non il potere. Propone un codice etico per le cariche pubbliche. Certo, bisogna rispettare le leggi ma anche “valutare ciò che è opportuno per cariche pubbliche, istituzionali”. Al berlusca fischieranno di nuovo le orecchie. Futuro e libertà va avanti, il cuore oltre la siepe La nostra lotta continuerà, per portare avanti le nostre idee, per unire, non per dividere, per un grande centrodestra, liberale, sociale, partecipato. “Si illude chi si diletta di ornitologia e cerca falchi e colombe – conclude - siamo una grande comunità come dimostra questa piazza. Avanti con la lotta, il nostro impegno, gettiamo il cuore oltre l’ostacolo”. Un primo rapido commento che circola fra le forze politiche: le elezioni sono più vicine a meno che Berlusconi non capitoli. Da dazebao.org Condividi