di Alessandro Bongarzone
Il Presidente della Repubblica torna sulla priorità dell’occupazione e dell’industria per “dare risposte” ai giovani fuori dal mondo del lavoro. Poi, rispetto alla necessità di un nuovo ministro dello Sviluppo Economico, il presidente risponde a un giornalista con una battuta: “Lei crede?”.
MESTRE - “L’Italia si dia una seria politica industriale”. Da Mestre, dove è arrivato in mattinata con la moglie Clio, per presenziare all’intitolazione di una piazza a Gianni Pellicani (per otto anni vice sindaco di Venezia, deputato e coordinatore del “governo ombra” del PCI e suo amico personale, scomparso nel 2006), il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, torna sulla crisi e lancia il suo monito al governo perché s’impegni di più sui temi dell’economia. “E' venuto il momento - ha detto il capo dello Stato - che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell’integrazione europea. Abbiamo bisogno di questo - ha detto Napolitano - per l’occupazione e per i giovani che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione”.
Preoccupazione per i giovani disoccupati
Una preoccupazione che per il presidente nasce dalla constatazione che è proprio attorno alla questione dell’occupazione giovanile che “si stringono i nodi dell’economia” ma, soprattutto perché “c’è una nuova categoria di giovani che, secondo gli esperti di statistica, non sono impegnati né in processi formativi, né in processi lavorativi, né in processi di addestramento al lavoro. Dobbiamo dare delle risposte su tutti questi terreni - ha proseguito Napolitano - tenendo conto dei limiti stretti in cui si muove l’azione pubblica, tenendo conto dell’impiego delle risorse del bilancio dello Stato punto ineludibile per Governo e opposizione”.
Ancora una volta il monito del presidente della Repubblica, che nel pomeriggio è ripartito per Roma, è suonato come un richiamo per il governo alle sue responsabilità e alle vere priorità del Paese ma, in questo caso, è apparso come un vero e proprio “invito” al capo dell’esecutivo a ridare un titolare al dicastero dello Sviluppo Economico, vacante da quando Scajola ha dato le dimissioni - per la vicenda dell’appartamento al Colosseo pagato dall’imprenditore Anemone - e da allora coperto ad interim dallo stesso Berlusconi.
“Serve un ministro? Passo la voce”
Un richiamo sottinteso, ovviamente, che però, non è sfuggito agli osservatori più attenti tanto che, al termine del suo intervento, un cronista lo ha raggiunto per chiedergli se per attuare una politica industriale efficace ci sia bisogno del nuovo ministro. Come aveva fatto ieri (a proposito del “processo breve”), il capo dello stato ha tentato di glissare con ironia ed ha risposto: “Lei crede?” poi, quando il cronista ha ribattuto dicendo “Lei ha avuto notizie in merito?”, Napolitano, sorridendo da dietro agli occhiali da sole, ha risposto: “Va bene allora passo la voce”.
Federalismo e unità nazionale
Napolitano nel suo intervento è tornato, anche, sul tema del federalismo indicando come non veda un pericolo per l’unità nazionale anzi, proprio nell’evoluzione verso un sistema amministrativo di tipo federalista, il capo dello Stato vede una garanzia per una rinnovata unità nazionale. “Il profilo di amministratore - ha spiegato Napolitano, avendo al fianco il presidente delle Regione Veneto, Luca Zaia - non è un profilo minore rispetto a quello del parlamentare e del politico e anche a quello dei governatori delle regioni. Si tratta - ha proseguito Napolitano - di una visione evolutiva dello stato democratico italiano che nacque ferocemente accentrato e che sta ora assumendo sempre più le caratteristiche di Stato delle autonomie, che lega strettamente unità e indivisibilità della Repubblica al profilo autonomistico”. Un ragionamento che il presidente della Repubblica ha concluso, però, con un severo ammonimento a che “L’Italia faccia la sua parte in Europa, dando prova di coesione”.
Necessità delle opinioni diverse
Concludendo il suo intervento a Mestre, Napolitano ha accennato, quindi, all’importanza del ruolo dell’opposizione nella vita politica del Paese e, partendo proprio dall’esempio di Pellicani che “fu - ha affermato Napolitano - sempre uomo di opposizione che sempre si fece carico delle responsabilità di governo del Paese, non solo in senso amministrativo, ma anche come parlamentare, non dimenticando il confronto su posizioni diverse”, ha evidenziato come “sia necessario mettere a confronto posizioni diverse con lo stesso senso di responsabilità e unità nazionale per il futuro del Paese e delle giovani generazioni”.
Da dazebao.org
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