Di Ciuenlai - Le previsioni fatte da Umbria left due giorni pria del voto si sono dimostrate esatte sia sul nome del vincitore che sulle ampie dimensioni della sua vittoria. Bocci è il segretario regionale del Pd. 

Non abbiamo aggiunto “nuovo” perché, di fatto lo è da un pezzo. Tra le correnti piccole e grandi lui è stato, dall’inizio, un punto di riferimento certo, che è cresciuto di anno in anno, facendo lievitare la piccola quota di minoranza di 10 anni fa, diventata , oggi, larga maggioranza. Il suo segreto nel gioco dei capobastone, è stato quello di aver  saputo tenere unito il suo gruppo, spostandolo, di volta in volta, all’interno delle faide che si sono aperte tra gli ex DS, all’indomani della nascita del Pd, che per loro è stata una specie di “tana libera tutti” letale. 

Ma il fatto è potuto succedere anche perché è cambiata la natura del Partito Democratico che è diventato sempre più vicino alla sua esperienza e alle sue pratiche politiche e perchè l’introduzione di meccanismi, come quelli delle primarie aperte, hanno fatto letteralmente a pezzi gli ex Ds.  

Ma oltre al partito è cambiato anche il suo residuo elettorato. Abbiamo recentemente dimostrato come le percentuali del Pd in tantissimi comuni umbri assomiglino tanto a quelle della Dc e non a quelle del Pci. Quando nelle ex zone rosse Bocci fa cappotto, significa che la militanza ed i consensi sono principalmente formati dal blocco (a trazione Dc) della “pentapartitica “Margherita” e di pezzi di ex DC provenienti dal centrodestra (Remember Casini?). 

La prova? Se questa sfida si fosse tenuta all’inizio dell’avventura Pd, il risultato si sarebbe rovesciato. Anzi Verini, proveniente dal Pci, Pds. Ds avrebbe superato facilmente il 70% dei suffragi e Bocci si sarebbe dovuto accontentare del quarto rimasto. Se oggi invece siamo a 63 per l’ex DC contro il 36 a favore dell’ex comunista, qualcosa di “immenso” deve essere successo. Qualcosa di profondo che ha , appunto, mutato connotati, valori, ceti sociali di riferimento, la base di appartenenza e la fiducia nella parte venuta dalla sinistra. Una cosa, a conferma, che è avvenuta in tutto o in parte anche in due altre ex regioni rosse : La Toscana e le Marche.  

Adesso siamo certi, la grande storia della sinistra umbra finisce qui. Chi ancora sta da quella parte e  pensa  di costruire un partito della “gauche” con Franceschini, Fioroni, Bocci, pezzi in uscita dal renzismo e quanto fa “moderatismo di stampo scudocrociato” è fuori dal mondo o, peggio, ha qualche residuo  interesse politico da difendere.  Quella storia finisce qui ed è tempo di iniziarne un’altra, lasciando il Pd al suo destino, che non incrocia più e da molto, quello della sinistra. Commettere un errore blu è umano, perseverare con il  Pd.2, sarebbe mostruoso più che diabolico. (É una storia da dimenticare, É una storia da non raccontare, É una storia un pò complicata. É una storia sbagliata” F. De Andrè).

Ps1 -  Non serve sbandierare la discreta partecipazione (per i tempi che corrono) di quasi 20 mila umbri. Il paragone con la volta scorsa non calza perché, quelle del 2014, erano primarie con un esito più scontato e con concorrenti che non avevano una organizzazione correntizia come quella bocciana, sapientemente guidata sempre dal “grande” Manini, in grado di mobilitare  migliaia di persone fuori e dentro il partito (quando si è mosso  l’uomo di Cerreto ha portato sempre a casa una cifra intorno ai 10 mila voti). Perchè se si paragonasse questo dato con quello delle primarie ancora precedenti il 2014, si scoprirebbe che a votare ci sono andati solo un quarto degli allora 70 mila “gazebisti”. Perchè , nel Pd, i numeri delle primarie si stanno sempre più avvicinando a quelli dei voti reali. Un esempio – Alle ultime primarie nazionali hanno votato circa 2 milioni di persone. Alle politiche il Pd ha preso 6 milioni di voti. La distanza tra le due istanze, se i dati forniti sono esatti, come si vede, è sempre di meno. Perché se è vero che ai seggi c’erano 1500 volontari, avere un esito finale pari a poco più di uno a 10, non è poi quel gran risultato che si dice.

P.s 2  – Ora scrutinati i voti, per poter dire che si è celebrato un congresso occorrono altri dati.

A) Quanti interventi sulle mozioni presentate dai candidati ci sono stati nei vari circoli?

B)  Quali temi hanno appassionato i militanti?

C) Quante richieste di modifica sono state presentate?

D) Quante votazioni sono avvenute su proposte di modifica o di aggiunta da parte degli iscritti?

E) Quanti di questi documenti sono stati approvati e quanti respinti?

Non mi rispondete tanto il risultato già lo so. Zero o vicino allo zero!

Ps.3 – Volete sapere che farà domani Bocci. Aprirà ad una gestione unitaria e collegiale del finto partito. A partire, come ha fatto il “ragazzino” delle Marche, da una finta segreteria formata da “solo” 43 persone come “elogio della snellezza”.

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