di Attilio Gambacorta // Associazione culturale Umbrialeft

In Umbria, dopo il covid, ci mancava solo Bertolaso.

Non conosco le ragioni che hanno condotto il commissario umbro a pensare a Civitanova Marche per installare un centro di terapia intensiva per far fronte all’emergenza sanitaria, ma, di sicuro, appare molto singolare.

Esistono in Umbria soluzioni alternative a questa scellerata idea: l’immobile di proprietà dell’ATER a Terni, sede del centro di ricerca per le cellule staminali, gli ospedali di via del Giochetto e quello di Porta Sole a Perugia; solo per fare degli esempi.

Cosa centri, quindi, Civitanova è difficile da capire, anche perché i costi di questa struttura andrebbero a cadere interamente sul bilancio della Regione Umbria.

Di Bertolaso sono piene le cronache e non per aver brillato in azioni ed opere. Dalla Protezione Civile all’Aquila il commissario è stato protagonista di interventi discutibili dal punto di vista operativo e logistico,

Il concetto di ricostruzione, progettato per il terribile terremoto nel 2009 di L’Aquila, è un esempio che vale, a mio avviso, la bocciatura totale di Bertolaso.

Quell’idea fondava le sue basi su una ricostruzione ex nuova del territorio e su una propaganda mediatica a reti unificate.

Il risultato di quelle scelte è sotto gli occhi di tutti. Sono stati realizzati villaggi anonimi, abbandonati a sé stessi borghi millenari, la ricostruzione della città de L’Aquila, 11 anno dopo il tragico sisma, non ancora completato.

Almeno il 30% delle istruttorie aspettano che i lavori vengano iniziati. Ad oggi lo Stato ha stanziato complessivamente, sia per quanto riguarda l’emergenza che la ricostruzione, 18 miliardi di euro. I nuovi quartieri sono cattedrali nel deserto.

Bertolaso, comunque, si dimise da commissario dopo che la magistratura iniziò un’inchiesta in merito al famoso G8 del 2009, trasferito dalla Maddalena in Sardegna a L’Aquila per mostrare al mondo “l’efficienza italiana”.

Ma resta il concetto sbalorditivo; al di là dei gravi fatti di cronaca, di come si possa pensare di annullare realtà storiche, tradizioni, culture; dettato solo da un insignificante “nuovismo” frutto solo di una cultura liberista senza una visione di società e di prospettive future.

Questo oggi viene riproposto in Umbria, a questo dobbiamo opporci.

L’Umbria ha le sue tradizioni, ha la sua storia.

Le sue radici affondano in quelle vicende che vanno dai i fatti di Borgo XX Giugno del 1859, dove la popolazione si ribellò ai soprusi ed alle ingiustizie dello Stato Vaticano, e a quelli del 1944 dove si rivoltò contro i nazi-fascisti per liberare la città dall’orribile occupazione; in quella cultura pacifista che parte da San Francesco per arrivare ad Aldo Capitini.

L’Umbria ha rappresentato un esempio per l’Italia intera per quanto riguarda il Welfare state: sanità pubblica estesa a tutti i suoi cittadini.

Francamente con questa storia Bertolaso non ha niente in comune e, credo, neanche questo esecutivo che governa la nostra regione.

Condividi